
Pompea e il valore del “dopo”: dare voce alla rinascita dopo il tumore al seno
Rinascita dopo il tumore al seno, prevenzione e sostegno alla ricerca: il “dopo” come tema di consapevolezza collettiva
Parlare di tumore al seno significa spesso concentrarsi su diagnosi e cure. Eppure esiste una fase altrettanto decisiva, che merita attenzione e rispetto: il “dopo”. È il tempo in cui si torna alla quotidianità, si ricostruisce la fiducia nel proprio corpo e si rimettono insieme identità, relazioni e progetti. È su questa dimensione umana e sociale che Pompea sceglie di accendere i riflettori attraverso il progetto “Shoot The Cancer”, realizzato insieme a Mutua Cesare Pozzo ETS e al suo Coordinamento Donne: una campagna di sensibilizzazione che dà voce al “dopo” attraverso i ritratti di 23 donne protagoniste degli scatti, unendo ascolto, narrazione e sostegno concreto alla ricerca scientifica, con l’obiettivo di trasformare un racconto personale in impatto collettivo.

Il “dopo” di una diagnosi di tumore al seno: bisogni reali, domande frequenti, nuove priorità
Il “dopo” non coincide con un traguardo uguale per tutte: è un percorso, spesso non lineare, in cui convivono forza e fragilità. Per molte donne questa fase include aspetti fisici (cicatrici, cambiamenti corporei, ricostruzione), emotivi (paura di recidive, ansia da controlli, difficoltà nel riconoscersi) e sociali (lavoro, famiglia, intimità, sguardo degli altri).
Mettere al centro il “dopo” significa dare spazio a domande concrete che molte donne si pongono — e in cui è facile riconoscersi, anche guardando i ritratti della campagna — ma che raramente trovano posto nel racconto pubblico: “Come mi sentirò nel mio corpo?”, “Posso tornare a sentirmi me stessa?”, “Che cosa mi aiuta davvero nella ripresa?”. Dare dignità a queste domande non sostituisce il percorso medico, ma lo completa: perché la qualità della vita è parte integrante della salute.

Comunicare il tumore al seno senza retorica: 23 ritratti che raccontano il “dopo”
I ritratti sono il fulcro del progetto: 23 donne, ciascuna con un percorso diverso, accomunate dalla scelta di farsi vedere nel proprio “dopo”. Non sono immagini pensate per “spiegare” la malattia, ma per dare spazio a ciò che viene dopo: la ripresa, la trasformazione, la riconquista di uno sguardo su di sé che, per molte, non è più lo stesso.
Proprio perché si parla di un tema delicato come il tumore al seno, il modo in cui si comunica fa la differenza. Narrazioni “eroiche” o semplificate possono lasciare indietro chi non si riconosce in quel modello: per questo è fondamentale un approccio basato su ascolto e autenticità, capace di rispettare sfumature e vissuti differenti.
In questo contesto, la fotografia può diventare un linguaggio potente: non per cercare perfezione, ma per restituire presenza, identità e dignità. Scatti costruiti con cura e consenso aiutano a rendere visibile ciò che spesso resta invisibile: la ricomposizione di sé, la ripresa dell’autostima, il diritto di sentirsi bene nel proprio corpo anche dopo un’esperienza trasformativa.
Dalla sensibilizzazione alla ricerca: perché sostenere la scienza è un gesto concreto
Affinché un progetto sociale sia davvero utile, deve unire consapevolezza e azioni misurabili. Sostenere la ricerca significa contribuire allo sviluppo di nuove conoscenze, strumenti e percorsi di cura, con un impatto che va oltre il singolo momento e si estende nel tempo. Per questo, iniziative benefiche come la mostra fotografica e l’asta legate a Shoot The Cancer hanno un valore concreto: possono trasformare la partecipazione in risorse destinate a enti scientifici riconosciuti, come Fondazione Veronesi, a sostegno della ricerca sul tumore al seno.
Allo stesso tempo, la sensibilizzazione che nasce dal racconto del “dopo” rafforza un messaggio essenziale: prevenzione e diagnosi precoce restano leve determinanti. Parlare con chiarezza, senza allarmismi e senza tabù, aiuta a costruire una cultura della salute più matura, in cui informazione, ascolto e responsabilità condivisa camminano insieme.








